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e' stato inaugurato nell'estate del 1984 dalla sottosezione del C.A.I. dell'Alta Val Brembana, in un luogo panoramico e nelle immediate vicinanze del Lago Piazzotti ( 2.224 m).
Il centro storico di Ornica in un disegno del 1835


Dalle origini all'eta' comunale
E' opinione comune, per quanto non suffragata da documenti certi, che i primi nuclei abitativi del settore occidentale dell'Alta Valle Brembana derivino dallo stanziamento in queste zone di abitanti della vicina Valsassina, costretti a lasciare le loro terre e rifugiarsi in questi luoghi piu' sicuri dal desiderio di sfuggire ai rischi delle invasioni barbariche. Altro fattore non trascurabile del primitivo insediamento umano in Valle Averara e Valtorta fu la presenza, sulle montagne che le separano dalla Valsassina e dalla Valtellina, di giacimenti di ferro  che dovettero richiamare, fin dall'alto Medio Evo, comunita' di minatori al servizio dei dominatori di quei secoli. Sul piano della giurisdizione civile questi territori divennero nel secolo IX pertinenza del Sacro Romano Impero di Carlo Magno, quindi passarono per donazione agli arcivescovi di Milano, o forse, secondo alcuni studiosi, ai conti di Bergamo. Dopo il mille il controllo di queste vallate fu soggetto a diversi cambiamenti: in epoca comunale furono sottoposte per qualche tempo al comune di Bergamo, quindi passarono di nuovo sotto gli arcivescovi di Milano e da questi alla signoria del Torriani. Nei primi decenni del Trecento, dopo aspre contese, i Torriani furono sconfitti dai Visconti che instaurarono il loro dominio destinato a durare fino alla meta' del Quattrocento. In questi secoli la piccola comunita' di Ornica era poco piu' che un villaggio di montanari dediti alla partorizia, al taglio dei boschi e alla lavorazione del ferro proveniente in parte dalle miniere del monte Varrone.

Il paese non aveva una propria autonomia, ma apparteneva all'antico comune della Valle Averara. Tale ordinamento e' attestato dallo statuto della Valle Averara del 1313 che costituisce l'aggiornamento di un analogo strumento legislativo in vogore gia' nel secolo precedente. Secondo questo documento, il comune della Valle Averara era diviso in quattro squadre: la squadra di Redivo, corrispondente all'attuale territorio di Averara; la squadra di Mezzo, all'incirca l'attuale Santa Brigida; la squadra di Olmo o di Sotto, comprendente i paesi di Olmo e Mezzoldo; la squadra di Sopra; di cui facevano parte, come detto, Cassiglio, Cusio e Ornica.
Tale situazione rimase immutata per diversi secoli e per la precisione fino al 1647, quando l'unita' amministrativa della Valle Averara ebbe fine in seguito alla costituzione dei sette attuali comuni. Lo statuto del 1313, giunto fino a noi attraverso edizioni dei secoli successivi, costituisce uno dei primi esempi di legislazione comunale del territorio Bergamasco. Le disposizioni contenute in questo statuto sono piuttosto limitate e riguardano in particolare le norme di comportamento e le competenze dei pubblici amministratori, i rapporti economici tra i cittadini, con particolare riguardo alle attivita' silvo-pastorali e alla tutela della proprieta' privata, gli obblighi fiscali, il rispetto dell'ordine pubblico, gli adempimenti di carattere religioso.
Il regime visconteo
Nel 1332, dopo una serie di guerre contro la signoria dei Torriani, si instauro' sul settore occidentale dell'Alta Valle Brembana la dominazione dei Visconti, che del resto avevano gia' sottomesso anche gran parte del restante territorio bergamasco. Il regime visconteo fu caratterizzato da una certa liberalita' nei confini delle comunita' di confine quali erano la Valtorta, la Val Taleggio e la Valle Averara. Atteggiamento dettato dalla volonta' di acquistarsi presso la popolazione un consenso che permettesse di mantenere tranquille queste zone e scongiurasse eventuali defezioni verso gli stati confinanti.
Scorcio della contrada Sirta ai primi del Novecento
Per tale motivo nel 1356 il duca Bernabo' Visconti stipulo' con queste vallate una serie di accordi, noti come pacta vallium, che concedevano alle popolazioni sensibili esenzioni fiscali e ne riconoscevano la prerogativa di valli separate, sul piano amministrativo e fiscale, rispetto al resto del territorio soggetto alla signoria viscontea. Nel 1358 Bernabo' provvide a far redigere un nuovo e piu' organico statuto nel quale la Valle Averara veniva unita amministrativamente alla Val Taleggio. In base a questo statuto le Valli Averara e Taleggio ebbero assegnato un vicario che rappresentava il governo centrale e amministrava la giustizia.
Il vicario risiedeva in Valle Taleggio, ma in seguito la Valle Averara ottenne di averne uno proprio, la cui sede era posta alla Fontana, nei pressi dei portici di Averara. L'epoca della dominazione viscontea fu caratterizzata da notevoli contrasti tra le fazioni legate alle famiglie piu' in vista dei vari paesi, in rapporto alla loro posizione favorevole o contraria al regime. Ne derivarono le sanguinose lotte tra i ghibellini e i guelfi che imperversarono tra la meta' del Trecento e l'inizio del Quattrocento, seminando odi e stragi a non finire anche tra i cittadini dello stesso paese.
La dominazione veneta
Nel 1456, dopo un trentennio di contrasti tra Venezia e Milano, il territorio della Valle Averara passo' sotto il controllo della serenissima. Comincio cosi' anche per Ornica il lungo periodo di dominazione veneta che avra' termine nel 1797, con l'avvento del regime napoleonico. L'atteggiamento di Venezia verso questo territorio fu caratterizzato da una certa liberta', in quanto vennero concessi alla valle dei privilegi fiscali e normativi che le garantivano di fatto l'autonomia rispetto alla citta' di Bergamo e il suo diritto a intrattenere rapporti diretti con le autorita' lagunari. Nei primi secoli della dominazione veneta Ornica, al pari degli altri paesi della Valle Averara, baso' la propria economia sulle attivita' agropastorali e su quella metallurgica. Le attivita' agricole e lo sfrutamento dei pascoli e dei boschi consentivano di far fronte, pur con una certa difficolta', alla domanda interna. La famiglia piu' in vista di Ornica, che per secoli domino' la vita economica e civile locale, fu quella degli Ambrosioni, di cui fecero parte nel corso degli anni diversi notai, parroci, imprenditori ed esponenti politici. Altre famiglie potenti furono quelle dei Milesi, dei Ruffoni e dei Gualteroni. Alla fine del Cinquecento il paese contava 40 famiglie, con un totale di 315 persone, di cui 127 maschi.
La peste del 1630
Anche Ornica sperimento' nel 1630 gli effetti di quella che e' condiderata la piu' grave epidemia di peste della storia bergamasca. La piu' grave, ma non la sola, infatti fenomeni analoghi erano abbastanza frequenti a quei tempi, in considerazione delle cattive condizione igieniche in cui versarono le popolazioni e per la mancanza di qualsiasi forma di profilassi e di cure efficaci. Quella del 1630 fu un'epidemia che sconvolse l'assetto demografico della generalita' dei paesi e ne arresto' per diversi anni le attivita' economiche e sociali.
I resti di una danza macabra sull'esterno dell'ossario
Il morbo fu preceduto da una grave carestia che indeboli' il fisico delle persone, predisponendole al contagio, il quale comincio' a diffondersi nei territori occidentali della Bergamasca gia' dall'autunno del 1629, portato dalle truppe tedesche scese in Italiaper la guerra di successione al ducato di Mantova. Messi in allarme dal repentino propagarsi del male, gli amministratori vallari presero alcuni provvedimenti che, se rispettati, avrebbero avuto una certa efficacia: la chiusura del passo San Marco e il blocco dei ponti di Sedrina e delle altre vie di accesso alla valle. Ma i divieti di transito vennero poco rispettati, sia da chi fuggiva dalle zone infette e cercava scampo in valle e sia dai commercianti brembani che continuavano a uscire dal territorio per curare i loro affari.
La peste raggiunse l'alta valle nella tarda primavera del 1630 e vi imperverso' fino all'autunno inoltrato, mietendo vittime ogni giorno. Nel momento culminante dell'epidemia, cioe' nei mesi estivi, il numero dei morti divenne cosi' elevato che risulto' impossibile provvedere alla loro sepoltura nei luoghi soliti, cioe' sotto il pavimento della chiesa e del segrato. La virulenza del male comincio' ad attenuarsi verso la fine dell'estate e cesso' quasi del tutto nel corso dell'autunno, consentendo ai pochi superstiti di riprendere la vita normale. Stando ai statistici forniti dai Ghirardelli, i morti di peste a Ornica furono ben 134, su 176 abitanti. E' una cifra enorme, che corrisponde al 76% del totale, una vera e propria strage.

Tratto dal libro "Ornica La Valle del Silenzio" autore Tarcisio Bottani