Altitudine 985 metri s.l.m.
Lat. 45°52'52"32 - Long. 09°41'52"08
Municipio: Tel. 0345.49413
Misure: superficie 19,59
Val Brembana, 35 km da Bergamo

Cenni storici di Dossena

Sotto il dominio di Roma doveva esserci in Valle Brembana un Pagus avente come centro Dossena, perche' questa terra era anche centro minerario di grande importanza, collegato alla Valle Seriana da una mulattiera che, passando per Serina, Rigosa, Trafficanti, Selvino scendeva ad allacciarsi alla strada seriana. Il primo ricordo scritto di Dossena risale al 920. In un atto di quell'anno abbiamo memoria di un (H.O.M. XIII col. 847). Questo e' anche il documento piu' antico relativo ad un paese della Valle Brembana; inoltre non risulta che vi sia altra terra che porti il nome di Dossena.

Formazione geologica del territorio e Attività Mineraria
Il territorio di Dossena si e' formato circa 180 milioni di anni fa durante il periodo chiamato "Triassico", e medio e superiore, e precisamente nelle epoche del "Ladinico, Carnico e Norico". All'epoca del Ladinico appartengono le rocce del Monte Ortighera e della Val Parina, dolomia di Esino e di Lenna. Sopra questa formazione si trova la "dolomia metallifera" (Monte Vaccareggio e Alpe Paglio), cosi' chiamata per la presenza di molti minerali: blenda e solfuro di zinco, calamina o silicato di zinco, galena o piombo, bario e fluorite. A questo strato appartengono i rinomati marmi rossi arabescati di Paglio e della Valle Parina. Il paese invece, con i dintorni, giace su rocce del Carnico o Raibliano: formazione di Gorno/Dossena con abbondanza di resti fossili. Il terreno e' costituito da calcari lastriformi marnosi, altarnati da formazioni arenarie, il tutto ricoperto da boschi, campi e vaste praterie. Sono pure presenti notevoli banchi di gesso.  Al Norico, formato dalla "dolomia principale" appartengono rocce del Monte Gioco a sud del territorio comunale. Si presume che l'estrazione della galena, della blenda e della calamina, in filoni di affioramento sul Monte Vaccareggio, risalga all'età del bronzo (1000-1500 anni a. C.), e si sia sviluppata sotto il dominio del popolo etrusco, presso il quale l'attività mineraria era già; largamente praticata. I Romani, in seguito, venuti a conoscenza dell'industria mineraria esercitata in antico su queste montagne, diedero ad essa un ulteriore sviluppo collegando fra loro i vari campi minerari mediante la costruzione di strade. Questa tesi e' avvalorata sia dalla scoperta di gallerie e cunicoli, nei quali giacevano degli utensili usati a quei tempi, sia dal ritrovamento delle antiche discariche dei minerali di rifiuto.

L'estrazione dei minerali allora veniva fatta attraverso cunicoli e strette gallerie capaci a mala pena di contenere un uomo sdraiato, lavorando di scalpello o frantumando la roccia col fuoco, di cui erano visibili tracce, non molti anni fa, nelle antichissime discariche dei materiali di scarto. Il fatto poi che a Parre (collegato a quei tempi con Dossena da una strada attraverso il colle di Zambla) si siano rinvenuti degli oggetti di bronzo, la cui lavorazione richiama quella dei bronzi dell'epoca pliniana, e la descrizione, inoltre, fattaci da Plinio stesso, delle cave di cadmio (minerale presente nella calamina e nella blenda) che perfettamente corrispondono a quelle di Vaccareggio e di Paglio, sono elementi che avvalorano ancor meglio la tesi di cui sopra. Con la decadenza dell'Impero Romano, anche le miniere di Dossena furono abbandonate per un lungo periodo di tempo. Nel 1740, fondandosi su alcune tradizioni antiche, si andarono di nuovo asplorando le viscere di queste norte montagne in località detta "Calcario", nella convinzione, sembra allora diffusa, che in quel posto vi fossero dei filoni argentiferi e persino d'oro. risultati degli scavi furono negativi, ma i lavori servirono alla ripresa e con il tempo allo sviluppo dell'industria estrattiva dei minerali di zinco, industria che costituì per circa due secoli la principale risorsa del paese. Ben pochi sanno che intorno ai primi anni del '500, la zona mineraria di Dossena fu anche oggetto di studio approfondito da parte del grande Leonardo da Vinci. Infatti il sommo ingegnere fiorentino, mentre si trovava a Villa Melzi di Vaprio d'Adda, a seguito del preciso incarico dell'allora governatore di Milano, venne in Valle per la compilazione della carta topografica della Val Brembana.