Altitudine 612 metri s.l.m.
Lat. 45°49'28"20 - Long. 09°42'35"28
Municipio: Tel. 0345.97123
Misure: superficie 5,53
Val Serina, 24,5 km da Bergamo

Cenni storici di Bracca

Dal suo sorgere e fino al delinearsi della primitiva autonomia amministrativa locale e cioe' almeno fino agli anni del Duecento, Bracca segui' le sorti del resto della Valle, quale possedimento feudale dei Vescovi di Bergamo. E anche quando, a partire dal 1098, l'amministrazione vescovile fu sostituita a Bergamo dai primi consigli cittadini, le vallate continuarono a rimanere soggette al potere del vescovo, sia nel civile che nel religioso. E lo furono ancora per almeno un secolo, fino a quando anche le localita' piu' periferiche iniziarono ad ottenere dal Vescovo la concessione dei diritti sulle loro terre e piu' tardi, giovandosi del sostegno del comune di Bergamo, avviarono le prime forme di governo autonomo, fino a conquistarsi il diritto di costituirsi in comuni rurali. Cosi' chiamate perche', a differenza della citta', le comunita' del contado poggiavano i propri intreressi sulle attivita' agricole ed erano gli stessi contadini che sentivano la necessita' di organizzarsi per tutelare i propri intressi. La nascita dei comuni rurali e' strettamente connessa con l'aspetto religioso: la grande distanza dalle chieseplebane a cui dovevano far capo impediva alle comunita' locali di usufruire costantemente del servizio religioso, per cui, specie d'inverno, rimanevano a lungo senza la possibilita' di recarsi alla pieve (nel caso di Bracca a Dossena), per assistere alla messa ed accostarsi ai sacramenti. Cosi' i vari paesi, molto prima della nascita delle parrocchie, costituirono le vicine, cioe' l'insieme degli abitanti dei vici (villaggi), allo scopo di erigere una piccola chiesa e trovare un sacerdote che vi svolgesse il servizio religioso. Da questa organizzazione di carattere religioso a quella civile il passo fu breve: le vicine cominciarono ad interessarsi anche degli aspetti materiali della comunita' e a nominare i delegati di fiducia col compito di provvedere, per quanto possibile, agli interessi collettivi, A partire dal Duecento tali organismi vennero riconosciuti ufficialmente dalle autorita' cittadine che concessero loro una certa autonomia, assieme al diritto di darsi delle norme proprie, codificandole negli statuti rurali. Bracca fu tra i comuni piu' solleciti a determinare nell'anno 1234 i propri confini con i paesi vicini, in ottemperanza ad un decreto del podesta' di Bergamo. Dagli atti e' deducibile che al tempo il comune di Bracca che faceva parte anche Lepreno, abbracciarono un vasto territorio della Valle Serina. I soli altri comuni della valle erano Dossena e Costa Serina, il territorio dunque di Bracca e Lepreno comprendeva quindi anche il territorio di Serina che all'epoca non godeva di alcuna autonomia amministrativa. Nel 1331 Bracca e Lepreno fanno comune a se' e figurano ciascuno per proprio conto.

Lotte Guelfe e Ghibelline
La fase delle liberta' comunali ebbe fine a Bergamo nel 1332 con l'instaurarsi della signoria viscontea. Dal dominio dei Visconti, che duro' quasi ininterrottamente fino al 1428, il territorio bergamasco trasse ben pochi benefici, governo fazioso, spesso iniquo e caratterizzato da un'accentuata imposizione fiscale che ridusse in miseria le popolazioni meno abbienti. Dal punto di vista amministrativo le valli vennero dichiarate "esenti" (1360), cioe' separate dalla citta' e sottoposte al diretto controllo dei Visconti, rappresentati dai loro vicari. Gli anni della signoria viscontea coincisero con quello che puo' essere considerato il periodo piu' tragico della storia della valle, caratterizzato dalle lunghe lotte spietate tra guelfi e ghibellini. All'interno dei paesi la distinzione tra le famiglie guelfe e ghibelline avvenne in relazione a semplici opportunita' di predominio locale e ai collegamenti con gruppi di potere che controllavano la citta' e le vallate. Tale contesto di contrapposizioni violente fu alimentato anche dalla politica dei Visconti che appoggiarono le fazioni ghibelline facenti capo ad alcune potenti famiglie cittadine (Suardi). Per conto i guelfi trovarono un convinto appoggio nelle vallate che di conseguenza divennero il teatro di decennali scontri sanguinosi. Le lotte, atroci e senza tregua, occuparono tutta la seconda meta' del Trecento e i primi anni del Quattrocento e finirono col far precipitare nella miresia piu' nera le gia' povere comunita' vallari. In questi sciagurati contrasti la Val Serina svolse fortunatamente un ruolo non di primo piano, essendosi verificati in questa zona solo pochi episodi di particolare gravita'. Cio' si deve al fatto che tutti i paesi della zona erano di parte guelfa e che la valle era ben difesa dalla rocca della Botta.

Dominio Veneto (1428-1797)
Nel 1428 la Valle Brembana, assieme al resto della Bergamasca, entra a far parte dei domini della Repubblica di Venezia. Ci rimarra' fino all'avvento del regime napoleonico nel 1797. Anche la valle Serina, come gli altri vicariati brembani, godevano dei privilegi di separazione amministrativa dalla citta', concessi dal doge Francesco Foscarini nel 1428 in riconoscimento della fedelta' a Venezia dimostrata dai valligiani. In tutta la val Serina c'erano all'epoca una ventina di mulini e un paio di fucine di ferro. Il patrimonio zootecnico consisteva in 924 capi bovini e 125 tra cavalli e muli. Gli abitanti erano in totale 4.862 di cui utili 805, con 1064 familiari.

La Contrada Galleria all'inizio del secolo
La comunita' di Bracca, assieme all'intera Val Serina, fu regolata durante la dominazione Veneta dallo statuto del 1468, una raccolta di norme riferite a tutti gli aspetti della vita vallare. Il comune che, come si e' visto era stato costituito nel Duecento, armonizza l'attivita' amministrativa alle norme statuarie vallari, ma mantiene i propri organi di governo e potenzia l'apparato burocratico. L'assemblea generale continuo' a funzionare per assumere le decisioni piu' importanti e nominare i sindaci, con il compito di amministrare il comune, applicare le disposizioni dello statuto e controllare per conto del vicario l'operato dei cittadini in materia civile e penale. A Bracca era importante anche la figura del canevaro, funzionario preposto all'ufficio dell'annona, carica assegnata mediante pubblico incanto. Era suo il compito di riscuotere le imposte ordinarie e renderne conto ai sindaci. Al tempo Bracca contava 10 contrade e la popolazione era di 420 abitanti (60 utili, il resto composto da vecchi, donne e bambini). Da punto di vista delle risorse il paese era in condizioni tutt'altro che floride, l'attivita' agricola era poco florida (70 vacche e 2 muli); il settore artigianale dava i soliti panni di lana. Ad integrare il reddito contribuivano poi i pochi impianti installati lungo il corso del fiume Ambria (4 mulini). Poiche' le risorse locali non bastavano a tutti per campare dignitosamente, il fenomeno dell'immigrazione assunse, a partire dalla seconda meta' del Quattrocento, dimensioni rilevanti. Chi lasciava il paese si recava prevalentemente a Bergamo o a Venezia, dove il piu' delle volte si adattava a fare i lavori piu' umili e pesanti: facchini, scaricatori di porto, servi, ma talvolta riusciva a farsi strada e a occupare posizioni di pregio nei vari settori.

La Viabilita' (il ponte sul Brembo)
Nel 1493 il ponte del Ragno e il ponte S. Nicola vennero distrutti dalla rovinosa piena del Brembo che travolse quasi tutti gli altri ponti costruiti sul suo corso, le comunicazioni tra la Val Brembana e la bassa Val Serina furono interrotte e in particolare i comuni di Bracca e Spino rimasero pressoche' isolati. A questo stato di precarieta' fu posto rimedio nel 1505, quando i comuni di Bracca e Spino si consorziarono per costruire a proprie spese un nuovo ponte ad Ambria. Il ponte venne costruito sotto la direzione dell'architetto Grigis Salvetti e svolse la sua funzione, se non proprio in perpetuo, come era negli auspici dei promotori, fino al 1755, quando venne a sua volta travolto da una piena del Brembo. In quell'occasione cadde uno dei due piloni che lo sorreggevano, assieme a due dei tre archi di cui era composto. Subito dopo il crollo, Bracca e Spino comunicarono al loro impossibilita' a ricostruirlo, per mancanza di denaro, e chiesero alle autorita' venete di coinvolgere nelle spese gli altri comuni della Val Serina. Ma il governo veneto non ritenne di dover intervenire direttamente, lasciano che i comini interessati trovassero da soli la soluzione piu' adeguata. E cosi' tra batti e ribatti si ando' avanti per un decennio in una situazione di quasi isolamento di tutta la Val Serina, con l'unica alternativa, se non si voleva percorrere la strada Mercatorum, di attraversare il Brembo al ponte Vecchio di Zogno e seguire la strada del tutto inadeguata dell'Acquada. Una soluzione sembro' profilarsi alla fine del 1764, quando tre privati, Pietro e Pellegrino Stilfoni e Antonio Giupponi di Tiolo, si dichiararono disposti a costruire a loro spese un ponte in legno in cambio del diritto perpetuo ed ereditario a riscuotere il pedaggio sul transito di persone, animali e mezzi di trasporto. I comuni si dichiararono favorevoli a tale proposta tranne che Bracca e Spino che non intedevano rinunciare al diritto di proprieta' sul ponte, e cosi' il progetto naufrago'. Nel 1778 se ne fecero ancora carico i comuni di Bracca e Spino e costruirono il ponte sulle ruderi dell'arcata rimasta in piedi ed utilizzando il materiale del vecchio ponte. Il manufatto venne allargato nel 1875 per adeguarlo alla costruenda strada dell'orrido. Attualmente ha perso molta della sua importanza, dopo la costruzione, nel 1981, del nuovo viadotto poco piu' a monte.

la Costruzione della strada nell''Orrido
La costruzione della strada attuale, che si snoda all'interno dell'orrido di Bracca, avvenne tra il 1872 e il 1882. Si tratto' di un intervento di grosso rilievo perche' il tracciato venne in gran parte scavato nella roccia o costruito su muri di sostegno eretti ai margini del fiume. La sede stradale, larga cinque metri e intervallata da ben otto ponti e due brevi gallerie, salvo interventi di rifacimento di alcuni ponti e di tratti di muro di sostegno, e' la stessa che ancora oggi sopporta gran parte del traffico della valle. E cosi' anche la Val Serina ebbe la sua strada dell'orrido, circondata da pareti strapiombanti, in un ambiente severo e selvaggio, caratterizzato dal continuo stillicidio dell'acqua dalle rocce e dal gorgogliare impetuoso del fiume. Una strada abbastanza larga e comoda, che tra l'altro consenti' l'avvio della valorizzazione della sorgente termale, ma che evidenzio' ben presto i suoi limiti, creando continui problemi di manutenzione e finendo ogni tanto travolta da paurosi smottamenti, al punto da non risultare mai in grado di rispondere adeguatamente ai bisogni della Val Serina. Alcuni di questi fenomeni di instabilita' geologica assunsero proporzioni tali da costruire un preciso punto di riferimento storico. In particolare due enormi smottamenti, verificatisi nel 1888 e nel 1896, vanno ricordati per gli effetti che determinarono sulla viabilita' vallare. Il primo episodio interesso' direttamente il territorio di Bracca nelle frazioni di Bruga e Truchel e si verifico' a meta' del mese di settembre 1888. A valle delle due frazioni precipito' un enorme quantita' di materiale che invase la trada inaugurata da pochi anni, distruggendola e riempi' l'alveo del fiume, sbarrandone completamente il corso e dando origine alla formazione di un laghetto. Per lungo tempo la Val Serina fu pressoche' bloccata, il laghetto formato dallo sbarramento naturale sommerse a lungo la strada e il ponte del Seghèss e fu necessario allestire delle zattere per assicurare i collegamenti tra le due sponde. Tra la fine di quell'anno e i primi mesi del 1889 si provvide a far defluire l'acqua del laghetto e ad aprire una strada privvisoria, larga circa tre metri e tracciata sulla superficie della frana. La ricostruzione definitiva della strada avvenne solo molto piu' tardi e si concluse nel 1907. Pochi anni dopo quella di Bruga e Truchel, un'altra frana ostrui' la valle, poco lontano dal luogo dove si era verificata la prima: il 24 Ottobre 1896 una massa detritica di circa 180 metri di fronte si stacco' dal versante sinistro della valle, appena a monte di Algua. Dopo un salto di un centinaio di metri invase e distrusse la sede stradale per un lungo tratto, poi fini' nel fiume ostruendone completamente il corso. Di nuovo si formo' un laghetto, questa volta ben piu' vasto e stabile del precedente, lungo circa mezzo kilometro, largo un centinaio di metri e profondo tanto da sommergere la strada compreso un ponte a tre arcate alto quindici metri. Per ovviare il blocco totale della viabilita' venne attivato un servizio di traghetto pubblico tra le due sponde del laghetto , la situazione di emergenza ando' avanti per un anno, il tempo di costruire una nuova strada attorno al laghetto, la stessa che esiste tutt'ora.

Bracca durante il dominio Napoleonico (1797-1815)
Nel 1797 la dominazione veneta cedette il posto al regime napoleonico che avvio' anche a Bergamo un periodo di grandi trasformazioni nell'aspetto territoriale, nell'attivita' amministrativa e nei rapporti economici e sociali. Dal punto di vista dell'assetto territoriale anche Bracca subi' inizialmente delle modifiche consistenti: per qualche tempo il vecchio comune venne smembrato in due, quello di Bracca, con le frazioni del settore occidentale, e quello di Truchel-Bruga comprendente anche Cornalta. Dal 1810 alla fine della dominazione francese, in seguito al decreto di rionirganizzazione  e aggregazione degli enti territoriali, Bracca entro' a far parte del comune di Costa Serina e Uniti, assieme a Frerola, Pagliaro, Rigosa e Sambusita. L'altro comune della valle era Serina, che comprendeva Oltre il Colle, Cornalba e Dossena. Sul piano amministrativo il comune venne governato dalla "municipalita'" formata da tre deputati: il sindaco e due anziani, che duravano in carica un anno. Una significativa innovazione introdotta dal governo francese fu l'obbligo di istituire i cimiteri.Fino ad allora i defunti venivano sepolti sotto il pavimento della chiesa o del segrato, ma a partire dai primi anni dell'Ottocento per effetto dell'edito napoleonico del 5 settembre 1805, fu necessario provvedere alla costruzione di cimiteri su aree alquanto discoste dai nucclei abitati. Il comune di Bracca inizio' a costruire il suo nel 1808, completandolo nell'ottobre dell'anno successivo, sulla stessa area dove sorge l'attuale. Altre riforme sostituirono addirittura effetti negativi: tra queste l'introduzione della leva militare obbligatoria dei giovani tra i 20 e i 25 anni da inserire negli eserciti napoleonici impegnati nelle campagne militari che si susseguivano tutti gli anni in Europa. Cosi' non pochi giovani renitenti, piuttosto che rischiare la vita combattendo per Napoleone andavano ad alimentare le gia' folte schiere dei briganti che imperversavano nelle vallate, imponendo taglie e dando vita a rapine. Bracca ha legato il suo nome ad alcune imprese del brigante per eccellenza della Valle Brembana: quel Paci' Paciana che imperverso' tra la fine del Settecento e i primi anni del secolo successivo prima di cadere vittima del tradimento di un complice.

Bracca durante il dominio Austriaco (1815-1859)
L'avvento del regime austriaco significo' anche per Bracca un ulteriore colpo alla gia' scarsa liberta' amministrativa goduta nel precedente governo e l'inizio di un periodo di grosse difficolta' generali. La situazione economica, gia' poco florida, fu ulteriormente compromessa dalle carestie che avevano colpito il paese, al pari dell'intera Valle Brembana, tra il 1810 e il 1816, seguite nel 1817 da un'epidemia di tifo petecchiale di particolare gravita' che causo' diverse vittime. Sul piano politico-amministrativo il governo austriaco lascio' pressoche' inalterata l'organizzazione territoriale voluta dal precedente regime e mantenne in vita le amministrazioni comunali. La rigorosa imposizione fiscale e l'assoluto divieto di ogni forma di opposizione all'autorita' costituita fecero da contraltare ad alcune iniziative di un certo rilievo, quali l'introduzione generalizzata della scuola elementare, sia maschile che femminile, e i gia' descritti interventi di sistemazione della viabilita'. In generale la popolazione subi' passivamente le imposizioni del regime, cio' non toglie che racca sia segnalata per le idee liberali di alcuni suoi cittadini; cosa che si verifico' in poche altre localita' vallari Il primo caso di opposizione al governo austriaco e' legato al nome di Andrea Magoni, e successivamente ai patrioti Giacomo Pasquinelli, Gabriele e Giovan Battista Camozzi.

La situazione socio-economica tra Ottocento e Novecento
La situzione socio-economica di Bracca tra la seconda meta' dell'Ottocento e i primi anni del Novecento non era diversa da quella del resto delle localita' montane bergamasche. La principale fonte di lavoro era costituita dal settore primario: allevamento dei bovini, coltivazione dei campi, sfruttamento delle risorse boschive; ma si trattava di attivita' assai circoscritte, che garantivano a malapena la sussistenza del nuccleo familiare. Poche erano, come si e' visto, le famiglie che si distinguevano per un superiore livello di reddito: in genere le proprieta' fondiarie erano sfruttate cosi' intensamente da risultare scarsamente produttive. In alternativa a queste attivita' tradizionali si era sviluppata la coltivazione del gelso per l' allevamento del baco da seta. Completavano il panorama produttivo del paese alcune botteghe artigianali, qualche negozio, un paio di mulini, una segheria, una pesta per la canapa e tre latterie, una a Pregaroldi, una a Bracca centro e una a Cornalta. Il quadro economico e sociale era al quanto precario e per di piu' penalizzato da una situazione sanitaria tutt'altro che confortante: le epidemie erano all'ordine del giorno e la mortalita' infantile erano un tragico fenomeno che colpivano tutte le famiglie e si aggirava su medie dell'ordine di 15-20 morti nel primo anno di vita ogni cento nati vivi. Nemmeno l'industrializzazione della media Valle Brembana avviatasi all'inizio dei primi anni del Novecento in comcomitanza con la costruzione della ferrovia e delle centrali idroelettriche ebbe significativi riflessi sulla vita di Bracca.

La Fonte e la sala bibite per la cura idropinica negli anni Venti
L'unico fattore veramente positivo di quegli anni, con il quale si e' poi identificata la storia stessa di Bracca del Novecento, fu l'avvio dello sfruttamento della sorgente del River, sorgente all'interno dell'orrido e gia' da tempo conosciuta per le sue proprieta' termali e diuretiche. Giia' per tutto l'Ottocento si era sviluppato un modesto commercio di quest'acqua da parte di carrettieri che trasportavano in botti e damigiane fino a Bergamo, dove era ricercata da medici e farmacisti, ma solo ai primi anni del Novecento il comune , sull'onda di quanto era gia' successo a San Pellegrino, si diede da fare per valorizzarla al meglio. E nel 1906 la sorgente venne data in concessione alla Societa' Anonima Termale Fonte Bracca che subito realizzo' le opere di captazione della sorgente e costrui' il primo stabilimento di imbottigliamento, nel luogo ove ora sorge l'Albergo Fonte Bracca.